I nostri battaglioni alpini
a cura di Antonio Cittolin

Pallanza

Scheda

Il battaglione «Pallanza», dal nome della cittadina che si erge sulla sponda destra del Verbano fu costituito nel 1908 quale battaglione provvisorio del 4° reggmento alpini con la 7^ compagnia del Btg. Aosta, la 24^ del Pinerolo e con la 37^ del Fenestrelle Nel 1909 prende il nome di Intra. Risorse nel 1917 quale battaglione sciatoriGli ufficiali e soldati del battaglione  «Pallanza», affluirono non solo  dalla  classe  del ’97, ma anche  dai  molti battaglioni  che avevano brillato per  valore  e  per gloria, quali l’«Intra», il «Monte Rosa», il «Val Toce».
Il battaglione ebbe vita breve essendo stato costituito  il 23 maggio 1917 e disciolto il 1° aprile del 1919.
Esso viene, per data cronologica di formazione, ultimo dei distaccamenti formati  dal  entro rifornimento  di  Intra: e dai  tre battaglioni che gli diedero vita.
Nato  dalle  due  compagnie  di  nuova  formazione:  282^  dell' Intra e 283^ "la bella" del Morbengo , e dalla 302^ del 9° Battaglione Skyatori, si costituì il 23 maggio 1917 in Conca Tesina (Val Sugana) al comando del capitano Alfredo Tortella sotto il nome di 8° Battaglione  Speciale  che  mutò  poi  il  7  giugno  in  quello  di «Pallanza».Nella zona rimase circa un mese, di istruzione pei nuovi reparti e di riorganizzazione  pel vecchio,  poi  il 25  giugno parve destinato  alla seconda ondata di rincalzo  dell’Ortigara  e  discese a Grigno  dove invece  fu  inviato  alle dipendenze del  18°  Corpo d’Armata in  Val Costeana (Cadore).
Quindi il battaglione fu subito mandato in linea: la 282^ impegnata a presidiare Cengia Martini (Piccolo Lagazuoi) la 283^ alternandosi colla 302^ al Gendarme.
Il  16 settembre nella  mina fatta  brillare dagli austriaci sulla cornice di quota 2668 e che sconvolse e  distrusse  parte delle difese e  dei baraccamenti della  Cengia  Martini, con  un  colpo  di  mano sventato solo dalla rapidità della difesa, che valse alla 282^ ed agli altri reparti che presidiavano  la posizione un  rapido elogio nel Bollettino  di guerra del Comando Supremo ed agli ufficiali ed a diversi soldati del presidio l’encomio solenne del Raggruppamento.
Intanto volgono giorni  calamitosi:  notizie tristi arrivano  dal  fronte nord-orientale  e  comandi  secchi,  imperiosi,  ma che  tradiscono l’intensa angoscia, ordinano  anche  per gli alpini  del «Pallanza» il ritiro su posizioni arretrate; siamo sul finire dell’ottobre del 1917, il nemico ritorna all’assalto,  distrugge la piccolissima resistenza, vi scava la breccia, piomba su Caporetto, passa il Zagradan, si lascia alle spalle il Monte Nero, vetta di epica leggenda di eroismo fatta storia pulsante, e piomba sulle opime agognate, bellissime nostre pianure del Veneto.
 Il giorno 16 il nemico  fece brillare  una  grossa mina dinanzi alle  nostre  posizioni della Cengia Martini (Piccolo Lagazuoi). La  vigilanza e la prontezza dei difensori sventò l’insidia, che  risultò completamente inefficace.
Il 12 novembre la regione del Montello, le cui pendici dovevano poi passare ai posteri quale ara di sacrificio sublime, è in parte affidata al «Pallanza»3  il quale, in  primissima  linea,  occupa il  tratto  Cascina Serena  –  Croda  della  Spia, essendo  tenuta  la  seconda  linea  da  un battaglione   del 5° bersaglieri, scaglionato in  profondità.
Il  mattino  del  30 novembre  dal  Comando  della  1^  Divisione  giunge  l’ordine  di movimento  del  battaglione  e dei dipendenti  reparti,  per  lasciare  la posizione alle truppe inglesi della 41^ Divisione: avviene pertanto il movimento di riflusso dal Montello ed il battaglione, il giorno  5dicembre, nelle prime ore del mattino si trasferisce a Liedolo, dove, con gli altri corpi del Raggruppamento, dovrebbe attendere ad una sistematica ricostruzione dei propri elementi.
Riparte immediatamente per  rincalzo allo sbarramento di Val Cesilla (Monte Grappa) alle dipendenze del 12° Gruppo;infatti  all’alba dell’8 dicembre  il  battaglione  si attanaglia sulle pendici di Col della Martina  lungo le falde del Grappa Il battaglione  l’11 dicembre riceve  l’ordine di sbarrare Val Cesilla  che sta per essere forzata dai nemici e la cui  caduta  avrebbe avuto gravissime conseguenze facendo sfociare gli austriaci sul rovescio del Pertica.
La 282^ si distende a  collegamento con  l’8°  ed il  251° fanteria, fra Casone  delle  Fratte  e  lo sbarramento;  poi, mandata a  colmare una falla prodottasi sulla linea  di Costone delle Fratte, vi si schiera saldamente resistendo per  tre interi giorni, senza difesa contro  il f reddo  e  la  neve  e  senza  rifornimento  di  viveri,  alla  inquieta  ed inquietante pressione nemica, fin che viene sostituita dalla 283^ per  essere subito mandata di riserva per un attacco sul Pertica. Il battaglione lasciò sul campo 10 morti ed 87 feriti, ed ebbe 104 dispersi, anche per  feriti in  posizioni avanzate, che  non  fu possibile ritirare.
Il 18 gennaio lo vediamo nuovamente in linea, inerpicato sulle pendici delle quote 1473, 1461, 1478 e 1503 di Monte Asolone Ma  è  appena  sistemata  la  nuova  posizione  che arriva  l’ordine  di movimento; la brigata Bologna (39°  e  40° fanteria) prende le posizioni  del nostro  battaglione, il quale  scende al piano il  21 gennaio 1918 per trasferirsi alla 1^ Armata, unitamente a tutto il 6° Raggruppamento alpino. Il battaglione ebbe  l’onore  di  una  citazione  nel  Bollettino  Stefani  del  21 dicembre in questi termini: «… il 7° Reggimento Fanteria ed il battaglione alpini Pallanza strenuamente combattendo  in Val Cesilla impedivano  al nemico  di sviluppare una pericolosa mossa aggirante. La  283^ compagnia del Pallanza sosteneva per due ore e mezza continui attacchi sul  Costone delle Fratte e li respingeva e contrattaccava prendendo prigionieri».
Il 10 maggio il battaglione passa alle dipendenze del colonnello brigadiere Ronchi, comandante del 4° Raggruppamento alpino, per essere impegnato con l’«Edolo», «Mandrone», «Val d’Intelvi» e «Dronero»  in  una  azione contro i Monticelli, molesta dorsale rocciosa in possesso degli austriaci sulla sella del Tonale e sullo sbocco di Val Camonica.
La mattina del 24 maggio, l’azione.
Il  battaglione  parte  nella  notte  senza luna e  piovosa  per  Passo  Lago Scuro.  A  mezza  via  l’investe  una  valanga che  staccatasi  dalla Bocchetta  Gendarme, travolge due plotoni della 282^ e della 302^ compagnia, sfracellando giù per le roccie e soffocando sotto la neve tre  ufficiali  (i tenenti  Giovanni  Zucconi,  della  282^,  Ernesto  De Maria dello  Stato  Maggiore e l’aspirante Ermes  Fiaccadori della 282^) e cinquantasette uomini e ferendone un’altra cinquantina.
La disgrazia, come non interrompe l’operazione, non muta – se pur lo conturba – l’animo del «Pallanza» che attraverso gravi difficoltà, vinte con  serena  abnegazione, porta all’azione  il suo contributo valido  ed  efficace.5  Alle  ore 7,30 ha  inizio  il  bombardamento  delle posizioni nemiche, alle 11,30 s’inizia lo sbalzo delle fanterie. Quota 3052, Cima Zigolon, la sella di Presena sono ben presto in mano di riparti assalitori; a sera cade anche Cima Presena, e l’azione si porta a quota 2921, Passo della Sgualdrina, Monticelli con esito felicissimo.
Il  battaglione,  riserva  di  raggruppamento,  non  è  impegnato  ma  la conquista di sella Presena è l’opera del plotone arditi del battaglione stesso al comando del tenente Vandini che  guadagna  la medaglia  d’argento sul campo. Perdite un morto e quattro feriti.
Si prepara una doppia  azione: sul Torrione e sul Tonalino da  una parte e sul Menicigolo e Monticelli dall’altra per sfociare, ove riesca, per Alpi Pajole in Val di Sole.
Il «Pallanza» farà coi suoi arditi e con la 282^ una prima ondata in unione all’«Edolo», seconda andata la 283^ rincalzo la 302^, fianco  la 982^
L’11 sale nuovamente in linea, fra conca Presena e Passo Paradiso, ed il 13 alle ore 4,30 le artiglierie aprono il fuoco, e dopo che  un intenso  bombardamento  ha  sconvolto  il  nemico,  alle  16,45 escono gli alpini all’attacco.
Il «Pallanza» deve impegnare il nemico sul Presena, congiungendosi col «Monrosa» giù per Alpi Pajole e scalare le quote 2545 e 2432 dei  Monticelli.
Punta  gli  arditi  («Pallanza»  e  «Edolo»),  testa  la  282^,  rincalzo  la 283^. A sbalzi  e  con  disciplina audace di movimenti gli attaccanti avanzarono fino a pochi metri dalle trincee nemiche, ma battuti dalla fucileria, dalle mitragliatrici e dal getto continuo  di bombe a mano non poterono aprirsi alcun varco fra i reticolati.
Più volte  tentarono  con ardimento  di  sfondare  la  linea  ma  non  lo poterono fare nonostante l’impeto generoso, e dovettero lentamente  ripiegare  lasciando  morti  e  feriti  sul  terreno,  riuscendo  solo  ad impedire al nemico ogni contro offensiva.
Questa  infruttuosa  azione  f u  l’ultima  del  «Pallanza»  e  delle  altre truppe  del  settore:  seguirono  brevi  alternative di  riposo  e  di  linea, con il cambiamento di zona: da Conca Presena a Valle Adamé e con la  sostituzione  del maggiore  Catturani  al  maggiore  Tortella  sin  qui  comandante del battaglione.
Si arriva così alla vigilia ottobre le carica di avvenimenti, alla febbre dei  primi  giorni  di  novembre,  alla  notizia dell’avvenuta  firma dell’armistizio giunta all’alba del 4 novembre.
Il battaglione  non ha la fortuna di  essere destinato  al  di  là della frontiera e di salutare  Trento: ordini perentori lo trattengono ad una ultima dura fatica:  il trasporto dei cannoni  e dei materiali.

 

 


Nappina:Bianca

Motto: “Ex alto pervigil armis”

 


Battaglione Pallanza