C O M U N I C A Z I O N E
Tesseramento Anno 2021

La quota Annuale rimane invariata, anche quest’anno è di € 25.
I bollini sono già disponibili presso la stazione di servizio Costantin di Giuseppe Querin. Come ogni anno la data di chiusura del tesseramento è fissata per il 31 gennaio 2021.
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Ti aspettiamo nella nostra grande famiglia
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Inaugurazione della piazza alla maestra Clelia Caligiuri.
La maestra Clelia Caligiuri ha aiutato l’ebrea Sara Karliner confinata a Follina. È la prima donna italiana e la prima residente in Veneto ad aver ricevuto il titolo di “Giusto per le Nazioni” e a piantare il suo albero in Israele.
Piavon di Oderzo, dove Clelia ha vissuto per un lungo periodo della sua vita, le rende onore e sabato 8 febbraio, alle 15 gli intitolerà la piazza antistante la scuola primaria del paese.
Su iniziativa dell’amministrazione comunale di Oderzo, guidata dal sindaco Maria Scardellato, con il contributo del gruppo degli alpini di Piavon, capo gruppo Antonio Cittolin. Alla cerimonia saranno presenti le figlie di Clelia, Lucia e Maria Rosaria con il nipote Renato.
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Non è stato facile ma “le abbiamo riportate a casa”.

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Le lapidi prima erano affisse ai muri della precedente scuola elementare, edificio oggi ex novo. Con la demolizione delle vecchie scuole nel 2015 le lapidi sono state collocate nel deposito del comune di Oderzo in un bancale alle intemperie. Il gruppo alpini di Piavon con la collaborazione delle associazione d’arma si sono adoperati con le varie amministrazioni per una loro degna ricollocazione. Ora le lapidi compongono il nuovo monumento ai caduti e ai dispersi della prima e della seconda guerra mondiale, collocato appena al di fuori dell'area di pertinenza dell'edificio scolastico che ospita la primaria Nazario Sauro. Ripropone i colori della bandiera italiana, il verde del prato, il rosso della pavimentazione, il bianco delle tre pareti che sostengono le lapidi.

La lapide restaurata

Domenica 11 Novembre alle ore 9.30 con lo scoprimento della lapide restaurata del Tenente Michelangelo Palumbo a Piavon è l’evento più significativo per commemorare i 100 anni dalla fine della Grande Guerra. C’è voluto l’anniversario della Grande Guerra, e finalmente questa lapide, alla quale siamo plapide4assati molte volte senza mai guardarla, ha ripreso vita. Cent’anni di solitudine. Il Tenente Michelangelo Palumbo è stato tumulato a retro della nostra chiesa parrocchiale dove, durante l’anno di occupazione austro ungarica, era presente un cimitero nel quale hanno trovato sepoltura le salme dei tre Legionari Cecoslovacchi impiccati a Piavon e altri cento caduti in uno dei conflitti più sanguinosi e assurdi della storia. Abbiamo svolto laboriose e articolate ricerche storico documentarie, che hanno portato alla scoperta del luogo esatto dove cadeva eroicamente, colpito in fronte da proiettile di mitragliatrice. Non è stato facile redigere questo breve studio, infinite richieste di informazioni sono state inviate poche quelle ricevute. Manca solo l’ultimo tassello: il luogo dove è stata traslata la tua salma. Nei sacrari di Fagarè, Nervesa e del Friuli non c’è sua traccia. L’amico Emilio del Bel Belluz, storico mottense, ci pone una domanda interessante: cosa serve porre una corona di fiori il 4 novembre, se la gente non può leggere neppure un nome, di quei soldati che andarono a morire a soli vent’anni.
A questo sacrosanto interrogativo il Gruppo Alpini di Piavon da risposto facendosi carico delle spese per il restauro della lapide.
Con questo loro gesto hanno onorato una promessa fatta ai combattenti e reduci di Piavon: non dimenticarli. Noi non li abbiamo dimenticati e non li dimenticheremmo. Un grazie va al Parroco Don Giuseppe, a tutto il consiglio parrocchiale, alla dottoressa Michela dell’Esedra che con la dottoressa Falsarella ha seguito l’iter burocratico presso le Belle Arti. Ringraziamo il Presidente Marco Piovesan e il consiglio Sezionale, la sindaca Maria Scarrellato con tutto il consiglio comunale per aver preso a cuore e patrocinato la nostra iniziativa. Ringraziamo tutte le Associazioni d’Arma, e tutti i presenti alla cerimonia per aver raccolto il nostro invito, questo è l’unico modo per dire ai nostri nonni e ai nostri padri: grazie.  Un ringraziamento finale è dovuto al Coro Alpes CAI di Oderzo che ha eseguito i canti liturgici durante la S. Messa.







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